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venerdì 31 gennaio 2014

Dove nessuno può arrivare

Dove nessuno può arrivare è un graphic novel di David Rubìn che esplora l'abisso umano attraverso la vita di Ulisse Yorba, pugile dilettante, dal momento in cui conosce Ana, la donna della sua vita, fino a dieci anni dopo, quando ormai sono anni che non si vedono più e lui bussa alla sua porta vestito da supereroe e con dei proiettili in corpo.

La frenetica scansione temporale degli eventi, assolutamente non raccontanti in ordine cronologico, dona al breve romanzo un ritmo veloce come i pugni che Ulisse si assesta da solo. Si, il protagonista trova il vero amore ma non riesce a fare a meno di essere triste e di autodistruggersi pur senza un motivo plausibile, finché un giorno, accantonata la sua storia d'amore, trova la sua ragione d'essere nel fare il supereroe. Solo indossando la maschera riesce a nascondere quella tristezza che gli fa distruggere tutto ciò che tocca.

La conclusione non può che essere l'accettazione completa di se stesso, che lo porterà ad un ultimo sacrificio per non mettere in difficoltà la sua ex, la quale dopo anni ricorda ormai perché ha amato quell'uomo, la cui profonda malinconia si cela là, dove nessuno può arrivare.


venerdì 11 ottobre 2013

Alla deriva

Un lungo viaggio in auto alla ricerca dell'anima perduta, o forse mai avuta, dalla California verso Toronto. E in mezzo dei gatti. Tanti gatti. Forse proprio uno di loro ha rubato l'anima di Raleigh, la triste diciottenne protagonista di questo graphic novel, opera prima di Bryan Le O'Malley, conosciuto per il suo Scott Pilgrim.

Il fumetto edito dalla Rizzoli Lizard è un lungo viaggio, fisico e interiore, che la protagonista compie mentre torna a casa accompagnata da tre ragazzi conosciuti per caso: Stephanie, mezza matta che vede in Raleigh la perfezione, David, un tipo un po' più riflessivo e attratto da Relaigh e Ian, uno con un bel caratterino e sicuramente anima del gruppo.

O'Malley confeziona un bel romanzo di crescita interiore, dove il dolore della diciottenne bionda, un dolore comune a tante persone, viene esplorato fino in fondo, in tutte le sue venature, fino a trovare una risoluzione finale grazie proprio all'aiuto dei nuovi amici.

È un fumetto riflessivo, pieno di pensieri ermetici, che si muove con passi felpati come quelli dei gatti che costellano tutto il volume. La raffinatezza della sceneggiatura viene ammorbidita dallo stile grafico di O'Malley, molto più stilizzato rispetto a quanto visto nel successivo "Scott Pilgrim".

Un volume molto bello e che concede anche qualche livello secondario di lettura, grazie all'introduzione di alcuni temi come il lavoro della madre, gli onnipresenti gatti e un viaggio di cui anche i protagonisti perderanno le tracce. Trovarsi "alla deriva" sarà solo un punto di partenza.


lunedì 14 gennaio 2013

Il cadavere e il sofà

"Hai mai pensato che i difetti rendano le cose interessanti? Questo rubinetto, per esempio. Siccome non si chiude bene, lascia uscire l'acqua, così attira gli insetti e le piante crescono più vicino. Non sarebbe la stessa cosa se funzionasse bene."

Edito dalla Tunuè, "Il cadavere e il sofà" è un delizioso graphic novel dell'autore spagnolo Tony Sandoval. Ambientato in un paesino di campagna di chissà quale paese, è la storia di due ragazzini un po' solitari, Polo e Sophie, che si frequentano e si scoprono fino alla partenza di lei. E in mezzo, la scoperta del sesso, i vampiri e i mannari e un cadaverino, quello di un bambino, vittima crudele di un gioco di bulli e gelosia adolescenziale.

I due ragazzini osservano il corpo che gli adulti non riescono a trovare, lo sorvegliano mentre si decompone, ci passano le giornate accanto, seduti su un sofà che curiosamente è legato proprio a quel ragazzino morto. Il tutto narrato con delicatezza e spontaneità, ma non quella infantile, bensì un po' cinica e un po' ingenua. In fondo quelli che dovrebbero essere dei semplici tredicenni, sembrano il realtà ragazzi più adulti. Sono i ragazzini che fanno sesso. Sono i ragazzini che si fotografano nudi. E sono i ragazzini che ammazzano.

Un misto agrodolce che pervade ogni livello di questo romanzo grafico. I due forti sapori contrapposti trovano infatti riscontro anche nei disegni. Alle tavole magnificamente dipinte, si alternano altre disegnate a matita e con colorazione bicroma, senza nessun motivo ben preciso. Ma ogni tavola è una meraviglia di arte un po' grottesca, un po' caricaturale e al tempo stesso così elegante e raffinata da far trasudare quel senso di malinconia che accompagna tutta l'opera.


venerdì 11 gennaio 2013

La disperazione della scimmia

"Guarda... guarda quest'albero. É un'Araucaria. Viene chiamato "la disperazione della scimmia", perchè non concede nessun appiglio per essere scalato... La nostra relazione è come quest'albero, Josef. Non può lasciarsi invadere dai sentimenti."

La disperazione della scimmia, di J.P. Peyraud e Alfred, edito dalla Tunuè, è un signor romanzo grafico che mi ha letteralmente conquistato. Ambientato in un ipotetico paese dell'Est, con influssi russi, greci e turchi, racconta la storia d'amore tra Josef, un uomo che ha ereditato l'attività di famiglia basata sulla pesca e Vesperine, moglie di un politico che per caso si è trovato ad essere martire di una rivoluzione e che adesso giace su una sedia a rotelle in preda alla pazzia. Il tutto nel pieno di una guerra civile sanguinosissima e di cui i nostri si troveranno loro malgrado essere protagonisti.

Come sempre, è la follia a pervadere la guerra, ma qui ci viene mostrata da ambe le parti, dove al dittatore amante dell'arte e succube della madre si oppone il ribelle con manie di grandezza. E la cosa stupenda sono i personaggi che risolvono definitivamente le situazioni: secondari e apparentemente innocui. Ma tutti i personaggi sono il punto di forza di questo graphic novel; sapientemente caratterizzati, mai banali, così particolari ma anche tanto semplici da potersi identificare. É davvero difficile trovare una lettura così completa. I sottotesti che la popolano sono tantissimi e non basterebbe certo un post per parlarne. Così come i rimandi e gli omaggi. Ce n'è uno in particolare che mi ha colpito: riguarda due treni, di cui uno è la dimora del cattivo. Ricorda niente? Corto Maltese, sempre lui, in tal caso la sua lunghissima avventura "Corte Sconta detta Arcana" dove anche lì c'erano due treni preziosi per la guerra.

Ma al di là della storia, ci sono i disegni di Alfred. Incredibili. Raffinati eppur caricaturali. Capaci di rappresentare la bellezza quasi angelica di Vesperine e la brutalità di omicidi a sangue freddo e stragi di massa. Gli sfondi sono ottimamente curati e la rappresentazione del paesino dove hanno inizio le avventure è davvero ben riuscita. Ma lo è anche la rappresentazione del brutto, come il cimitero delle navi, grigio, buio e che incute timore reverenziale come una cattedrale in un giorno senza sole. Il tutto coadiuvato da una colorazione adeguata che interpreta bene il sentimento dei disegni e ne amplifica le atmosfere.

L'unica critica da rivolgere al volume è però la cura editoriale. La Tunuè opta per il gran formato, ed è un bene perché si valorizzano le tavole di Alfred, ma poi sceglie una copertina in semplice cartoncino doppio, senza plastificatura e la stessa rilegatura fa sì che il bordo vicino alla costoletta risenta dello sfogliare delle pagine. Inoltre è da segnalare anche l'assenza di alette, un breve commento dell'opera o anche solo le biografie degli autori coinvolti. Un vero peccato poiché il volume andava sicuramente valorizzato.

Insomma un graphic novel consigliato non solo a chi ama leggere bei fumetti adulti, ma anche a chi di fumetti non ne ha mai masticato. Perché quando c'è una bella storia da raccontare, essa travalica sempre il mezzo. Che sia libro, cinema o fumetto.


martedì 8 gennaio 2013

Un amore di cadavere

Devo fare una premessa. Questo graphic novel è maggiormente indirizzato ad un pubblico femminile. Lo sapevo, ma l'ho comprato lo stesso perché sono sempre stato incuriosito da come le donne vedono se stesse e gli uomini. E male non ho fatto.

"Un amore di cadavere", edito dalla Rizzoli Lizard (la quale ancora una volta fa sfoggio di professionalità dandoci una confezione editoriale di gran pregio), è una deliziosa storia che vede come protagonista la giovane Zoe, alter ego dell'altrettanto giovane autrice del fumetto, Pénélope Bagieu, una ragazza che non ha mai aperto un libro, fa un lavoro noioso come hostess ma aspira a incarichi più importanti e in casa ha un fidanzato troglodita che la tratta malissimo. Tutto cambia il giorno in cui bussa alla porta di un scrittore un po' strambo, ma di cui finisce per innamorarsi. Purtroppo per lei, anche lo scrittore non si rivelerà che essere un uomo come tanti e la conclusione del fumetto sarà a dir poco spiazzante!

Va subito detto che è un romanzo grafico molto carino e soprattutto ottimamente bilanciato nella narrazione e nella caratterizzazione dei personaggi ed è impossibile non parteggiare per Zoe. Certo, il risultato che ne vien fuori è che sia uomini che donne hanno difetti, ma solo le ultime si salvano quando fanno gioco di squadra. La visione è chiaramente femminista, ma non disturba, anzi bisognerà ammettere che tanti uomini ricadono negli stilemi disegnati nel volume. Inoltre, per continuare la premessa fatta all'inizio, leggere questo graphic novel aiuta a capire un po' di più l'universo femminile e quindi è una lettura consigliata benissimo anche a noi maschietti.

I disegni, così come la colorazione, sono abbastanza semplici, essenziali ma solidamente efficaci. Una linea chiara stilizzata che però sa quando diventare più complessa, soprattutto negli sfondi, conferendo un senso di maturità davvero inaspettato se si pensa che ci troviamo di fronte alla prima opera dell'autrice, la quale non potrà fare altro che darci altri piccoli gioiellini come questo. Le varie espressioni, in primis quelle di Zoe, valgono poi da sole l'acquisto del volume.

Ok, si sarà capito che ho un debole per le ragazze come Zoe! Ma la bellezza è fatta di imperfezione e il personaggio di Zoe è tanto imperfetto quanto adorabile. É gelosa, a volte un po' sciatta, spesso vive sul divano mangiando cibi non proprio sani, ma è anche romantica e sognatrice, bella dentro e fuori e con quelle capacità che hanno in poche di non mollare mai la presa per costruire una vita migliore, nonostante le numerose batoste che si prendono.



giovedì 20 dicembre 2012

Adiòs muchachos

Insieme a Blankets, di cui ho già parlato nel primo post, per questo Natale mi sono regalato un altro romanzo grafico: Adiòs muchachos. Anche questo fumetto è della Rizzoli Lizard, la quale ormai è diventata la mia seconda casa editrice preferita dopo la Bonelli. Gli autori del volume sono Matz ai testi e Bacilieri ai disegni, il tutto tratto da un romanzo di Daniel Chavarrìa.
Lo dico subito: "tratto da" è sempre una grossa grana per gli sceneggiatori. Fare un adattamento, ovvero condensare un'opera primaria in una secondaria e per di più in un'altra forma, è un'impresa difficile e non tutti gli autori ci riescono. Nel caso del volume in questione, non conoscendo l'originale, non posso dire quanto sia stato buono l'adattamento, ma non credo sia ben riuscito. Alcune sequenze risultano infatti un po' troppo veloci, come l'introduzione delle "gesta" di Alicia, la pseudo prostituta protagonista; anche la stessa caratterizzazione dei personaggi, con l'esclusione della "jinetera", risulta un po' troppo tagliata con l'accetta e una volta che viene mostrato il primo colpo di scena, tutti gli altri che seguono, seppur non prevedibili, non meravigliano molto. Il finale, poi, non mi ha convinto molto e lo stesso epilogo sembra piuttosto affrettato.
Ma allora questo è un graphic novel pessimo? No, anzi. Se l'adattamento non riesce, il mezzo fumetto si risolleva pienamente grazie agli splendidi disegni di Bacilieri. Linea chiara e precisione infinitesimale rendono questo volume una vera gioia per gli occhi. I personaggi che lo popolano hanno tratti somatici ben riprodotti e che pescano a piene mani nella Cuba creola, basti guarda la coppia di anziani nella terza tavola o la madre della protagonista. Eppure tutto ciò non mi meraviglia: ovunque ci sia la mano di Bacilieri, il disegno è capolavoro.
In conclusione il fumetto è carino, non un capolavoro, si lascia leggere con piacere ma pur essendo ambientato a Cuba, dell'isola con le sue problematiche e le sue bellezze non si sente molto. Io ci sono stato e per me Cuba è altro. Se la storia fosse stata ambientata in una qualunque altra isola dei Caraibi, non sarebbe cambiato niente.


mercoledì 19 dicembre 2012

Blankets

Ho aperto questo blog tempo fa, ma non ci ho mai scritto nulla. Stasera mi è ritornato in mente al termine della lettura di un graphic novel: Blankets di Craig Thompson, edito in Italia dalla Rizzoli Lizard. Il perché è presto detto: è un'opera così bella che ho sentito l'impulso di parlarne.
Molto in breve è un romanzo di formazione in cui tema centrale è il primo amore, contornato da altre tematiche molto importanti come il passaggio dall'infanzia all'adolescenza (e infine alla maturità), la religione e l'emarginazione. Tutta questa roba in quasi 600 pagine di bellezza visiva. Si, perché il tratto di Thompson è poderoso, veloce, forte eppure riesce ad essere delicato, a produrre silenzi, a far sentire il rumore della neve che cade o il calore della pelle di Raina, il primo amore dell'autore.
L'immedesimazione col protagonista è istintiva e si vive la sua storia ricordando il primo grande amore che ognuno di noi ha avuto. Un amore travolgente e passionale, che ci apre un nuovo mondo dall'interno e che mi ha riportato alla mente tanti ricordi, emozioni e tante piccole ma importanti cose, come quella la bellezza di  stare con l'amata sotto le coperte, le "blankets" che danno il titolo all'opera, anche solo ad osservarla dormire.
Un'opera fortemente consigliata, che mi ha fatto commuovere e che rileggerò spesso perché è come se ci fosse anche parte di me lì dentro...

 
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